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Il Teatro dei pupi siciliani

FOTO00001Il Teatro dei pupi siciliani (“Sicilian puppet theatre”), localmente chiamato "Opera dei Pupi", è stato proclamato il 18 maggio del 2001 e successivamente iscritta nel 2008 nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, nel corso della seconda sessione del Comitato per il Patrimonio Mondiale tenuta a Istanbul (Turchia).

L’Opera dei Pupi” nasce in Sicilia agli inizi del XIX secolo, riscuotendo il maggior successo soprattutto presso le classi popolari dell’isola. I burattinai (chiamati localmente “pupari”) mettono in scena storie desunte dalle saghe cavalleresche medievali, in particolar modo dalle “Chansons de geste” francesi, o altre ancora tratte dalle vite dei santi o dalle imprese di famosi banditi. In queste performance i dialoghi erano, per la maggior parte, improvvisati dai burattinai, la cui bravura spesso era tale da riuscire ad entusiasmare il pubblico attraverso un’enfasi interpretativa appassionata, e che non di rado sceglievano di dare voce alle istanze sociali, alle tensioni storiche e agli umori della popolazione. Nella seconda metà dell’Ottocento, ad esempio, nel pieno della lotta per l’indipendenza e l’unità nazionale, poteva capitare che Giuseppe Garibaldi facesse il suo ingresso trionfale accanto a Carlo Magno e ai suoi paladini, con un sincretismo possibile solo all’interno di una tradizione eccezionalmente feconda e vitale.

Le due principali scuole di marionette siciliane di Palermo e Catania si distinguevano principalmente per le dimensioni e la forma dei burattini (più grandi i secondi, più piccoli i primi), le tecniche di funzionamento e la varietà dei fondali delle scene, sempre comunque molto colorati. I teatri in cui si essi si esibivano erano imprese spesso a conduzione familiare, mentre la realizzazione e la decorazione dei burattini, rinomati per le loro espressioni intense e gli accesi colori, erano (e sono tuttora) opera di abili artigiani, che li eseguivano rigorosamente attraverso metodi tradizionali. Gli sconvolgimenti economici e sociali, causati dal boom economico a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, hanno avuto un impatto molto svantaggioso su questa vera e propria arte, arrivando quasi a determinarne la scomparsa. Forme simili di teatro si sono infatti estinte in altre parti d’Italia, mentre alcune sono riemerse una ventina di anni più tardi: l’Opera dei Pupi, invece, rappresenta nel suo genere l’unico esempio di una tradizione ininterrotta.

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